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A NAPOLI - Presentato “Semi di futuro”, il XVI Rapporto Civita che indaga il benessere giovanile tra Cultura, Creatività e Relazioni, presente il sindaco Manfredi
25.05.2026 17:43 di Redazione
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Ha fatto tappa a Napoli il tour di presentazione nazionale della XVI edizione del Rapporto Civita “Semi di futuro. Giovani, cultura e benessere”, realizzato dall’Associazione Civita, realtà che da 40 anni si occupa di mettere in collegamento il mondo della cultura con quello delle imprese, con il supporto scientifico di SWG. La ricerca ha coinvolto un campione di 1.500 giovani italiani tra i 16 e i 24 anni, utilizzando l’Oxford Happiness Questionnaire (OHQ) integrato da specifici indici tematici per valutare il benessere emotivo in relazione alla partecipazione culturale, sportiva, formativa, lavorativa e civica.
Il rapporto mette in evidenza che i giovani non chiedono “più cose da fare”, ma esperienze vere, relazioni significative e adulti credibili. Investire sul loro benessere significa costruire ecosistemi che mettano al centro la qualità, la fiducia e la co-progettazione. Il futuro si semina oggi, ascoltando chi lo abiterà domani.
 
Dopo i saluti istituzionali di Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli, e l’introduzione di Rachele Furfaro, Presidente FOQUS Fondazione Quartieri Spagnoli, sono intervenuti Simonetta Giordani Segretario Generale Associazione Civita, che ha presentato il XVI Rapporto Civita, Gemma Tuccillo, Consigliera del Presidente della Regione Campania per le politiche sociali, minorili, penitenziarie e le questioni organizzative, Jacopo Gubitosi, General Manager Giffoni, Emanuele Vicorito, Regista, Francesca Carlomagno, Curator Global Shapers Community Naples Hub. L’incontro è stato moderato da Ettore de Lorenzo, Giornalista RAI.
“Se vogliamo affrontare problemi complessi, dobbiamo realmente conoscerli. Oggi si tende a pensare che si debba privilegiare la semplificazione, mentre per problematiche come quelle relative al disagio giovanile serve approfondimento e metodo. Ciò che il Rapporto Civita ha adottato come approccio. Nelle grandi aree urbane si concentrano infatti sua grandi emergenze che grandi opportunità, da affrontare attraverso le energie che la città sa generare come stiamo facendo a Napoli da Scampia a San Giovanni a Teduccio. La vera sfida è ricucire il tessuto sociale, coinvolgendo il territorio in modo che la rigenerazione urbana abbia effetti concreti". Ha affermato il sindaco Gaetano Manfredi.
 
“Dopo la pandemia abbiamo avuto il sentore di un malessere molto diffuso e per questo abbiamo deciso di sviluppare il XVI Rapporto Civita su questo tema, per capire quali elementi possano incidere realmente sullo stato emotivo dei ragazzi.  E lo abbiamo fatto ascoltando e coinvolgendo direttamente i giovani attraverso un’indagine demoscopica su 1500 ragazzi di 16-24 anni. Fra le priorità individuate: creare percorsi strutturati di educazione emotiva nelle scuole e qualificare il ruolo degli adulti educanti, affinché siano realmente figure di riferimento.” ha affermato Simonetta Giordani, Segretario Generale di Associazione Civita.
 
«La presenza di Civita a Foqus rappresenta il primo atto concreto di una collaborazione che nasce da una visione comune: creare connessioni solide tra pubblico, privato e privato sociale per generare impatto reale sui territori - ha dichiarato Rachele Furfaro, presidente della Fondazione Foqus di Napoli -.  Con Civita condividiamo metodo, approccio e sensibilità, soprattutto sui temi legati alla condizione giovanile, oggi sempre più urgente da affrontare. È da queste alleanze inedite che possono nascere percorsi di ricerca, inclusione e opportunità capaci di incidere davvero sul futuro delle nuove generazioni».
Di seguito gli spunti principali contenuti nel XVI° Rapporto Civita “Semi di futuro. Giovani, cultura e benessere”.
Non è quanto fanno, ma come lo vivono: il benessere parte dall’engagement
La ricerca si discosta dai tradizionali approcci quantitativi e misura la qualità del coinvolgimento nelle attività quotidiane, dimostrando che il benessere psicofisico dei giovani non dipende semplicemente dalla quantità di esperienze vissute, ma dalla profondità con cui esse vengono interiorizzate. La felicità percepita, infatti, cresce laddove i giovani si sentono realmente motivati, partecipi e liberi di esprimersi.
 
Cultura: un potenziale di benessere ancora da attivare
Tutti i giovani intervistati dichiarano di aver fruito di contenuti culturali nell’ultimo mese, ma spesso in maniera passiva. Oltre il 90% consuma film, musica e serie TV, mentre solo il 60% legge abitualmente e meno della metà frequenta eventi collettivi come cinema, mostre o concerti.
Tuttavia, circa il 40% svolge queste attività senza interesse o partecipazione attiva, sottolineando come la cultura generi benessere solo se vissuta in modo emotivamente coinvolgente.
 
Il Rapporto diretto fra consumo e OHQ si rileva di fatto solamente per i prodotti audiovisivi, determinando di conseguenza un’indicazione strategica per gli operatori culturali affinché ripensino le modalità di accesso e fruizione, puntando non solo sulla quantità e varietà dei contenuti ma anche su percorsi partecipativi ed esperienze di empowerment.
 
Creatività: un’arma a doppio taglio
Il 60% dei giovani è coinvolto in pratiche artistiche e creative, ma con un effetto paradossale: l’indice di benessere risulta più basso tra chi si esprime artisticamente. Questo dato evidenzia come la creatività possa portare a una maggiore consapevolezza emotiva tra i giovani maggiormente coinvolti nella produzione artistica, con una conseguente maggiore esposizione a fragilità ed insicurezze.
Da tale constatazione deriva quindi l’indicazione di sostenere la partecipazione creativa con iniziative di riconoscimento e motivazione autentiche, al fine di non generare frustrazione e fragilità.
 
Studio e lavoro: tra valore percepito e precarietà emotiva
Il lavoro è ritenuto un fattore centrale, ma spesso non restituisce un senso di realizzazione. I giovani che lavorano, infatti, denunciano livelli di felicità inferiori, legati spesso alla precarietà, al senso di inadeguatezza, alla bassa gratificazione e alla mancanza di prospettive. In tal senso il Rapporto evidenzia la necessità di un patto generazionale che attribuisca dignità e prospettiva all’occupazione giovanile. Anche lo studio, pur considerato fondamentale, può essere fonte di stress. Tuttavia, l’Università si conferma come ambito positivo, dove il senso di progetto formativo rafforza l’equilibrio personale.
 
Sport: quando l’impegno fa bene
Lo sport è riconosciuto come rilevante dalla stragrande maggioranza dei giovani, ma solo chi lo pratica con costanza e coinvolgimento registra effetti positivi concreti sul benessere. Le attività sportive occasionali, invece, producono impatti limitati sull’indice OHQ, confermando che la qualità della partecipazione è più decisiva della semplice frequenza.
 
Cittadinanza attiva: tra impegno e disillusione
Solo una minoranza dei giovani partecipa attivamente alla vita civica, al volontariato o all’associazionismo. E chi lo fa spesso manifesta, come già rilevato per le pratiche artistiche e creative, un benessere leggermente inferiore rispetto alla media. Tale risultanza può derivare dal senso di impotenza o alle aspettative deluse rispetto all’impegno profuso. Anche in questo ambito, l’elemento discriminante può essere determinato dalla capacità delle esperienze vissute di generare senso, comunità e impatto reale.
 
Relazioni e orientamento: i veri catalizzatori del benessere
Un elemento ricorrente in tutti gli ambiti analizzati è che il benessere non dipende, quindi, solo dal “fare”, ma dal modo in cui vengono vissute le esperienze. Una quota significativa di giovani vive in modo passivo (“una cosa che non interessa”) o con disagio  (“un dovere fatto contro voglia”) le attività proposte e il sentirsi liberi, motivati e coinvolti nelle attività risulta determinante per il benessere individuale. I picchi massimi di soddisfazione e motivazione si riscontrano nei consumi culturali e nella pratica sportiva.
Al di là delle singole attività, ciò che fa davvero la differenza è la rete relazionale. I giovani con rapporti familiari solidi, fiducia negli altri e la presenza di adulti significativi – educatori, docenti, allenatori, mentori – riportano punteggi OHQ sensibilmente più alti. La solitudine, invece, si conferma come uno dei fattori più critici per il benessere giovanile.
 
Verso politiche generative: proposte per seminare fiducia
 
Il Rapporto si chiude con una serie di proposte operative orientate a rafforzare il benessere giovanile e la cittadinanza attiva:
·        Introdurre percorsi strutturati di educazione emotiva nelle scuole, con spazi di ascolto, libera espressione e orientamento;
·        Sostenere e abilitare iniziative culturali co-create dai giovani, inclusive e partecipative;
·        Promuovere ambienti sportivi motivanti, non solo competitivi;
·        Valorizzare il diritto al fallimento e i percorsi non lineari;
·        Semplificare l’accesso a esperienze di volontariato e impegno civico, evitando eccessi burocratici;
·        Creare ambienti sportivi inclusivi, che favoriscano la motivazione personale e non solo la performance;
·        Facilitare la transizione scuola-lavoro con tutoraggi ed esperienze in impresa;
·        Rafforzare le reti territoriali tra scuola, cultura, Terzo settore e servizi sociali;
·        Rafforzare il ruolo degli adulti educanti: docenti, operatori, allenatori e formatori devono essere formati come figure di riferimento emotivo, non solo tecnico.
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A NAPOLI - Presentato “Semi di futuro”, il XVI Rapporto Civita che indaga il benessere giovanile tra Cultura, Creatività e Relazioni, presente il sindaco Manfredi

di Redazione

25/05/2026 - 17:43

Ha fatto tappa a Napoli il tour di presentazione nazionale della XVI edizione del Rapporto Civita “Semi di futuro. Giovani, cultura e benessere”, realizzato dall’Associazione Civita, realtà che da 40 anni si occupa di mettere in collegamento il mondo della cultura con quello delle imprese, con il supporto scientifico di SWG. La ricerca ha coinvolto un campione di 1.500 giovani italiani tra i 16 e i 24 anni, utilizzando l’Oxford Happiness Questionnaire (OHQ) integrato da specifici indici tematici per valutare il benessere emotivo in relazione alla partecipazione culturale, sportiva, formativa, lavorativa e civica.
Il rapporto mette in evidenza che i giovani non chiedono “più cose da fare”, ma esperienze vere, relazioni significative e adulti credibili. Investire sul loro benessere significa costruire ecosistemi che mettano al centro la qualità, la fiducia e la co-progettazione. Il futuro si semina oggi, ascoltando chi lo abiterà domani.
 
Dopo i saluti istituzionali di Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli, e l’introduzione di Rachele Furfaro, Presidente FOQUS Fondazione Quartieri Spagnoli, sono intervenuti Simonetta Giordani Segretario Generale Associazione Civita, che ha presentato il XVI Rapporto Civita, Gemma Tuccillo, Consigliera del Presidente della Regione Campania per le politiche sociali, minorili, penitenziarie e le questioni organizzative, Jacopo Gubitosi, General Manager Giffoni, Emanuele Vicorito, Regista, Francesca Carlomagno, Curator Global Shapers Community Naples Hub. L’incontro è stato moderato da Ettore de Lorenzo, Giornalista RAI.
“Se vogliamo affrontare problemi complessi, dobbiamo realmente conoscerli. Oggi si tende a pensare che si debba privilegiare la semplificazione, mentre per problematiche come quelle relative al disagio giovanile serve approfondimento e metodo. Ciò che il Rapporto Civita ha adottato come approccio. Nelle grandi aree urbane si concentrano infatti sua grandi emergenze che grandi opportunità, da affrontare attraverso le energie che la città sa generare come stiamo facendo a Napoli da Scampia a San Giovanni a Teduccio. La vera sfida è ricucire il tessuto sociale, coinvolgendo il territorio in modo che la rigenerazione urbana abbia effetti concreti". Ha affermato il sindaco Gaetano Manfredi.
 
“Dopo la pandemia abbiamo avuto il sentore di un malessere molto diffuso e per questo abbiamo deciso di sviluppare il XVI Rapporto Civita su questo tema, per capire quali elementi possano incidere realmente sullo stato emotivo dei ragazzi.  E lo abbiamo fatto ascoltando e coinvolgendo direttamente i giovani attraverso un’indagine demoscopica su 1500 ragazzi di 16-24 anni. Fra le priorità individuate: creare percorsi strutturati di educazione emotiva nelle scuole e qualificare il ruolo degli adulti educanti, affinché siano realmente figure di riferimento.” ha affermato Simonetta Giordani, Segretario Generale di Associazione Civita.
 
«La presenza di Civita a Foqus rappresenta il primo atto concreto di una collaborazione che nasce da una visione comune: creare connessioni solide tra pubblico, privato e privato sociale per generare impatto reale sui territori - ha dichiarato Rachele Furfaro, presidente della Fondazione Foqus di Napoli -.  Con Civita condividiamo metodo, approccio e sensibilità, soprattutto sui temi legati alla condizione giovanile, oggi sempre più urgente da affrontare. È da queste alleanze inedite che possono nascere percorsi di ricerca, inclusione e opportunità capaci di incidere davvero sul futuro delle nuove generazioni».
Di seguito gli spunti principali contenuti nel XVI° Rapporto Civita “Semi di futuro. Giovani, cultura e benessere”.
Non è quanto fanno, ma come lo vivono: il benessere parte dall’engagement
La ricerca si discosta dai tradizionali approcci quantitativi e misura la qualità del coinvolgimento nelle attività quotidiane, dimostrando che il benessere psicofisico dei giovani non dipende semplicemente dalla quantità di esperienze vissute, ma dalla profondità con cui esse vengono interiorizzate. La felicità percepita, infatti, cresce laddove i giovani si sentono realmente motivati, partecipi e liberi di esprimersi.
 
Cultura: un potenziale di benessere ancora da attivare
Tutti i giovani intervistati dichiarano di aver fruito di contenuti culturali nell’ultimo mese, ma spesso in maniera passiva. Oltre il 90% consuma film, musica e serie TV, mentre solo il 60% legge abitualmente e meno della metà frequenta eventi collettivi come cinema, mostre o concerti.
Tuttavia, circa il 40% svolge queste attività senza interesse o partecipazione attiva, sottolineando come la cultura generi benessere solo se vissuta in modo emotivamente coinvolgente.
 
Il Rapporto diretto fra consumo e OHQ si rileva di fatto solamente per i prodotti audiovisivi, determinando di conseguenza un’indicazione strategica per gli operatori culturali affinché ripensino le modalità di accesso e fruizione, puntando non solo sulla quantità e varietà dei contenuti ma anche su percorsi partecipativi ed esperienze di empowerment.
 
Creatività: un’arma a doppio taglio
Il 60% dei giovani è coinvolto in pratiche artistiche e creative, ma con un effetto paradossale: l’indice di benessere risulta più basso tra chi si esprime artisticamente. Questo dato evidenzia come la creatività possa portare a una maggiore consapevolezza emotiva tra i giovani maggiormente coinvolti nella produzione artistica, con una conseguente maggiore esposizione a fragilità ed insicurezze.
Da tale constatazione deriva quindi l’indicazione di sostenere la partecipazione creativa con iniziative di riconoscimento e motivazione autentiche, al fine di non generare frustrazione e fragilità.
 
Studio e lavoro: tra valore percepito e precarietà emotiva
Il lavoro è ritenuto un fattore centrale, ma spesso non restituisce un senso di realizzazione. I giovani che lavorano, infatti, denunciano livelli di felicità inferiori, legati spesso alla precarietà, al senso di inadeguatezza, alla bassa gratificazione e alla mancanza di prospettive. In tal senso il Rapporto evidenzia la necessità di un patto generazionale che attribuisca dignità e prospettiva all’occupazione giovanile. Anche lo studio, pur considerato fondamentale, può essere fonte di stress. Tuttavia, l’Università si conferma come ambito positivo, dove il senso di progetto formativo rafforza l’equilibrio personale.
 
Sport: quando l’impegno fa bene
Lo sport è riconosciuto come rilevante dalla stragrande maggioranza dei giovani, ma solo chi lo pratica con costanza e coinvolgimento registra effetti positivi concreti sul benessere. Le attività sportive occasionali, invece, producono impatti limitati sull’indice OHQ, confermando che la qualità della partecipazione è più decisiva della semplice frequenza.
 
Cittadinanza attiva: tra impegno e disillusione
Solo una minoranza dei giovani partecipa attivamente alla vita civica, al volontariato o all’associazionismo. E chi lo fa spesso manifesta, come già rilevato per le pratiche artistiche e creative, un benessere leggermente inferiore rispetto alla media. Tale risultanza può derivare dal senso di impotenza o alle aspettative deluse rispetto all’impegno profuso. Anche in questo ambito, l’elemento discriminante può essere determinato dalla capacità delle esperienze vissute di generare senso, comunità e impatto reale.
 
Relazioni e orientamento: i veri catalizzatori del benessere
Un elemento ricorrente in tutti gli ambiti analizzati è che il benessere non dipende, quindi, solo dal “fare”, ma dal modo in cui vengono vissute le esperienze. Una quota significativa di giovani vive in modo passivo (“una cosa che non interessa”) o con disagio  (“un dovere fatto contro voglia”) le attività proposte e il sentirsi liberi, motivati e coinvolti nelle attività risulta determinante per il benessere individuale. I picchi massimi di soddisfazione e motivazione si riscontrano nei consumi culturali e nella pratica sportiva.
Al di là delle singole attività, ciò che fa davvero la differenza è la rete relazionale. I giovani con rapporti familiari solidi, fiducia negli altri e la presenza di adulti significativi – educatori, docenti, allenatori, mentori – riportano punteggi OHQ sensibilmente più alti. La solitudine, invece, si conferma come uno dei fattori più critici per il benessere giovanile.
 
Verso politiche generative: proposte per seminare fiducia
 
Il Rapporto si chiude con una serie di proposte operative orientate a rafforzare il benessere giovanile e la cittadinanza attiva:
·        Introdurre percorsi strutturati di educazione emotiva nelle scuole, con spazi di ascolto, libera espressione e orientamento;
·        Sostenere e abilitare iniziative culturali co-create dai giovani, inclusive e partecipative;
·        Promuovere ambienti sportivi motivanti, non solo competitivi;
·        Valorizzare il diritto al fallimento e i percorsi non lineari;
·        Semplificare l’accesso a esperienze di volontariato e impegno civico, evitando eccessi burocratici;
·        Creare ambienti sportivi inclusivi, che favoriscano la motivazione personale e non solo la performance;
·        Facilitare la transizione scuola-lavoro con tutoraggi ed esperienze in impresa;
·        Rafforzare le reti territoriali tra scuola, cultura, Terzo settore e servizi sociali;
·        Rafforzare il ruolo degli adulti educanti: docenti, operatori, allenatori e formatori devono essere formati come figure di riferimento emotivo, non solo tecnico.