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L'EX LAZIO - Ballotta: "Il Napoli può dare fastidio alla Juve"
05.07.2019 09:00

Marco Ballotta è uno di quei portieri che è entrato di diritto nella storia del calcio italiano. Un po’ perché ha vestito le maglie di tantissimi club, entrando nei cuori dei tifosi di molte squadre, un po’ per una carriera davvero longeva, o meglio da record, che lo ha portato a dire basta solo nel 2015 e dopo essersi tolto lo sfizio di giocare, tra i dilettanti, anche come attaccante. Soccermagazine.it ha contattato l’ex portiere per parlare con lui della sua carriera e di alcuni temi di attualità.

 

Tanti anni passati sui campi di calcio. Qual è il ricordo più bello?

Ce ne son tanti di ricordi belli, ma anche il vivere quotidianamente sui campi di calcio è un ricordo bello. Anche quando ho smesso ho continuato a divertirmi, ma in modo diverso. I ricordi più belli sono le soddisfazioni che questo sport ti dà sotto tutti i punti di vista, non è solo un discorso di campo, di vittorie e di sconfitte, ma anche di condivisioni nelle difficoltà. Ho conosciuto un sacco di bravi ragazzi più che giocatori. Sono tante le soddisfazioni, dopo tanti anni ne ho viste veramente tante. Poi è indubbio, le vittorie sono quelle che ti danno più soddisfazione perché rendi felici o delle città o migliaia di tifosi.

Insomma, anche quelle sono cose veramente importanti, soprattutto in città dove non avevano mai vinto niente o era tantissimo tempo che o non si vinceva uno scudetto o non si raggiungevano delle competizione a livello della Champions. Vedi l’entusiasmo della gente e tu fai parte di questo gruppo che ha dato soddisfazione a tanti tifosi.

 

La parata o la partita più difficile della tua carriera qual è stata?

Mah, ce ne sono state tante. Poi ti ricordi quelle che magari sono servite a far vincere una partita, una competizione, una finale e allora diventano più importanti, ma ci sono state tante parate – diciamo difficili -, ma che diventano importanti se alla fine poi danno il risultato. Si ricordano tutti la parata su punizione di Del Piero contro la Juve. Era una parata che si può definire normale, però alla fine hai vinto lo scudetto, era uno scontro diretto, hai vinto 1-0 a Torino con la Juve e da lì è diventata una parata importante. Era una parata normale, però ne è scaturito un risultato importantissimo e fondamentale, quindi è diventata importante. Quella è una.

 

Tra le tante maglie che hai indossato c’è anche quella dell’Inter che ricordi conservi di quella stagione in nerazzurro?

Mah, sinceramente è stata una sola annata vissuta tra alti e bassi, c’erano tante premesse iniziali che magari non si sono mantenute. È stata un’annata molto difficoltosa, con varie vicissitudini, ma sicuramente non troppo positiva. Cambio di allenatore e Lippi è andato via dopo la prima partita di campionato, è nata malissimo perché siamo stati eliminati dalla Champions nei preliminari per un rigore sbagliato al 90' da Recoba. Dopo siamo arrivati in UEFA, ma era il risultato minimo per quella squadra.

Non ho un ricordo positivissimo, poi per me tutte le annate portano sempre qualcosa, sia che siano positive o negative, ma qualcosa ti lasciano. Mi piaceva ed ero curioso di andare all’Inter per vedere un po’ l’organizzazione di un altro club – non che quelli in cui ho giocato prima fossero meno importanti -, però l’Inter è una società blasonatissima e c’era la soddisfazione di essere lì e di vedere appunto com’era. Non sono rimasto contento di com’è finita l’annata, sono rimasto solo un anno, ma va bene: per me è stata positiva lo stesso, come tutte le annate in cui ho giocato.

 

Inter che sotto la guida di Antonio Conte sta ristrutturando la squadra in vista della nuova stagione. Può essere lei l’anti-Juve?

Penso che sicuramente ci volesse un allenatore come Conte cui viene data carta bianca, anche perché se no lui non sarebbe andato. Anche perché la carta bianca la sa gestire bene e l’ha dimostrato, quindi è sicuramente l’uomo giusto alla guida. È indubbio che adesso deve non dico rifare la squadra, ma deve prendere dei componenti mirati. Nel primo anno è sempre difficile vincere, è indubbio che si stanno rinforzando nella maniera giusta, non è ancora finito il mercato, anzi, però stanno sulla strada buona.

Vedo anche il Napoli che potrebbe dare fastidio alla Juve, perché con Ancelotti al secondo anno potrebbe avere un qualcosa in più, la conoscenza dell’ambiente, dei giocatori stessi, quelli che devono essere cambiati per il suo modo di giocare, anche se la Juve la vedo ancora un po’ più avanti delle altre perché ha già un organico ben quadrato e se tutte le operazioni di mercato andranno a buon fine penso che aumenteranno la forza di questa squadra. Non sarà sicuramente facile batterla, però anche le altre si stanno attrezzando. Quest’anno è un mercato a suon di milioni, ecco. Se tutto va come dicono sarà veramente un’annata dove si sarà speso come in poche altre, però l’Inter sicuramente è una di quelle che si sta attrezzando nella maniera giusta.

 

A proposito di Juventus e di portieri. Con Gigi Buffon condividi il fatto di aver avuto una carriera lunghissima. Cosa pensi del suo ritorno in bianconero?

Dico la verità: nessuno se lo aspettava, neanch’io, ma può essere la scelta migliore, con le cose in chiaro subito. Si è reso conto forse che un po’ è calato come è normale che sia, è un ragazzo intelligente. Un altro anno lo poteva anche fare, però magari non si sa dove, in che squadra. Non dico che si sarebbe perso, però il suo ritorno è una preparazione a un discorso di dirigenza nella Juve e quindi ci può stare questa scelta, anche perché in ogni caso hai portato a casa un giocatore di una sicura importanza, hai le spalle coperte tra lui e Szczesny.

L’importante è che siano chiari i ruoli, questo sì, ma penso che non ci siano problemi sotto questo punto di vista. Anche perché, insomma, hai già 41 anni, sei sicuramente stato stratitolare tutte le sante annate, poi anche la carta d’identità, purtroppo, parla chiaro, anche se è ancora in forma e sta ancora bene, però ha fatto una scelta per il futuro.

 

Tornando a parlare di te. Hai qualche rimpianto legato alla tua carriera?

Non ho nessun rimorso. Ho giocato fino a 44 anni, probabilmente potevo arrivare in Serie A qualche anno prima perché ci sono arrivato a 26-27 anni. Il primo anno sono andato molto bene quando ero a Modena, ero già nell’orbita del Verona dello scudetto di Bagnoli, solo che sbagliai il secondo anno in Serie B e ho dovuto ricominciare un po’ tutto da capo e ci ho messo 4-5 anni in più, sono rimasto a Modena per 7 anni consecutivi e magari se le cose fossero andate in una diversa maniera sarei potuto arrivare alla Serie A prima, ma non ho sicuramente nessun rimorso e rimpianto.

In ogni caso, ho smesso di giocare a 44 anni in Serie A e non potevo pretendere di più, ecco. Poi è indubbio che durante gli anni ci sono alcune situazioni che capitano, in positivo e in negativo, però io ho sempre lottato, sono risalito, ricaduto e risalito, ma non mi sono mai arreso. Poi le mie soddisfazioni me le sono tolte. Probabilmente, se è andata così, è perché doveva andare così, ma non ho nessun rimpianto.

 

Marco Ballotta oggi: i tuoi progetti per il presente e soprattutto per il futuro.

Mah, ho fatto il dirigente, ho fatto l’allenatore. Sono contento di quello che sto facendo, mi piacerebbe essere dirigente di una società magari importante, ma non è assolutamente facile. Appena smetti di giocare dovresti rimanere nell’ambiente, magari dove hai finito o tramite conoscenze che ti inseriscono, perché per meriti devi sempre dimostrare. Quindi all’inizio o continui nella società in cui smetti da dirigente o devi darti da fare, farti un po’ di gavetta. L’allenatore non mi interessava più di tanto, poi – sinceramente parlando – ho giocato fino a tardi e per assurdo, per rifare la gavetta, non avevo più l’età per poter ricominciare da capo. Quindi va bene, sono contento di quello che sto facendo. È indubbio che, vista l’esperienza che ho alle spalle, potrei dare sicuramente una mano anche in società blasonate, però va bene così.

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